Gea porta una spada magica, si
accompagna a un animale dagli strani poteri e lotta contro esseri mostruosi che
provengono da mondi nascosti e inaccessibili. Già questo basterebbe a definire il
mio fumetto come una chiara variante dei classici stilemi della letteratura fantasy.
In effetti Gea si può tranquillamente definire una fantasy "urbana":
semplificando, abbiamo una giovane guerriera che svolge funzioni di sentinella contro le
intrusioni di esseri apparentemente molto, ma molto, cattivi. E lo fa usando uno strumento
che più classico non si può: una spada; e non una spada normale, ma una lama che
taglia acciaio e pietra come il burro, emette raggi di energia distruttiva e può aprire
soglie su altri mondi, popolati da creature meravigliose. Se non fossimo in una metropoli
moderna e Gea non fosse una quattordicenne che va in giro in scooter, potremmo
tranquillamente trovarci da qualche parte tra Eriador e Gondor.
Non cè soprannaturale in Gea, nel senso che non
ci sono diavoli dellInferno, spiriti dei morti e maghi buoni e stregoni malefici. Ci
sono esseri che assomigliano a queste figure mitologiche e religiose, ma questi "intrusi"
non sono esseri soprannaturali! Gli "intrusi" sono alieni,
provenienti da altri piani di esistenza, in cui le leggi della biologia e della fisica
possono essere radicalmente diverse da quelle esistenti nella nostra realtà. Ecco
unaltra similitudine con la fantasy: in Gea non viene usata la tecnologia. Le
entità intrusive che Gea combatte non si spostano su navi spaziali ma si muovono tra i
vari universi, facendosi trasportare dai flussi di "energia dimensionale".
Usando la magia, si direbbe in altri contesti narrativi.
Lidea del Multiverso
non lho certo inventata io; i mondi nascosti delle fate,
dove il tempo scorre in modo differente rispetto al nostro, non si
trovano nel nostro spazio-tempo ma su altri piani di esistenza, a
cui luomo comune non ha accesso. Lidea che luniverso
sia stratificato fa parte della più antica tradizione intellettuale.
Le grandi culture dellantichità intendevano il cosmo come una
struttura a vari livelli, con la terra a occupare il punto intermedio.
Sopra la terra concepivano la residenza degli Dei, o esseri di luce,
e sotto di essa il regno dei morti e degli esseri demoniaci. Una tradizione
araba racconta simbolicamente della molteplicità degli universi:
"Dio creò la terra, ma la terra non
aveva sostegno, e così sotto la terra creò un angelo. Ma langelo
non aveva sostegno, e così sotto i piedi dellangelo creò una
montagna fatta di rubino. Ma la montagna non aveva sostegno, e così
sotto la montagna creò un toro con quattromila occhi, nasi, bocche,
lingue e piedi. Ma il toro non aveva sostegno, e così sotto il toro
creò un pesce chiamato Bahamut, e sotto il pesce mise acqua, e sotto
lacqua mise oscurità, e la scienza umana non vede più oltre".
Si aggiunge che sotto labisso daria nera cè
fuoco, e sotto il fuoco un serpente chiamato Falak, che ha
in bocca gli inferni.. Gli Indù parlano dei tre
loka: il regno terreno, la regione intermedia ( o atmosfera)
e il regno celeste. Gli antichi mesopotamici credevano in una
divisione in sette parti degli inferi; riprendendo le loro idee, Maometto
predicò lesistenza di sette cieli. Il concetto dei sette cieli
è preminente anche nel primo misticismo ebraico precedente
alla Qabbalah. I sette regni celesti erano probabilmente associati
ai sette pianeti noti a quel tempo. Gli Indiani svilupparono
una complessa cosmografia, che distingue sette regioni sotterranee
(patala) e sotto di queste sette inferni (naraka). Alcune
autorità induiste parlano di ventuno inferni, che sono luoghi
abissali di punizione dei malvagi. Questo genere di disposizione gerarchica
è tipico di tutte le cosmologie arcaiche che descrivono lesistenza
come una struttura a molti strati che culmina nel territorio celeste
e che è una reminiscenza dellepoca primordiale quando
i diversi universi erano "in contatto" e il passaggio
tra gli uni e gli altri era frequente. Di ciò abbiamo traccia in vari
racconti mitologici: un mito comune a molte popolazione indiche dice
che anticamente la terra e il cielo erano uniti da una liana
o, stando alla tradizione, da un albero; questo perciò faceva
sì che esistessero rapporti continui tra gli uomini e le divinità
celesti. Elemento che si ritrova anche nella Bibbia, con la
visione di Giacobbe (Genesi XXVIII, 12-19) in cui egli
vide in sogno una scala poggiata sulla terra, la cui cima toccava
il cielo; gli angeli di Jahvè salivano e scendevano per essa.
Le moderne teorie cosmologiche richiamano sorprendentemente queste antiche
cosmogonie: nelluniverso inflazionario, diverse regioni
delluniverso di espandono indipendentemente le une dalle altre. Allinterno di
ogni regione in espansione si creano poi sottoregioni che a loro volta esplodono
esponenzialmente, e così via. Invece di essere una sola palla di fuoco che si espande,
come nella teoria del Big Bang, luniverso o, appunto, il Multiverso
- assomiglia piuttosto a un immenso frattale, formato da palle esplodenti che
producono nuove palle, allinfinito. Ognuna di questi universi in miniatura nati ed
evoluti da un universo originale, finiscono su un diverso piano di esistenza, come su diversi
livelli in un programma grafico.
"Quando lAbisso concede
anche solo uno spiraglio, un accesso al limitare delle sue voragini,
ne escono le più terribili e orrende creazioni del suo delirio".
LAbbadon, labisso di perdizione nella mitologia
babilonese, lo Sheol ,lAbisso ebraico, in questa frase
del monaco benedettino visionario Bernard Teyssédre, è inteso
come la voragine spaventosa che porta da un universo allaltro.
Il baratro senza fondo è linimmaginabile. E quando si tenta
di rappresentarlo si fa riferimento solo alla sua apertura, cioè sotto
la forma delle sue fauci spalancate. E da uno di questi universi provengono
i cattivi della serie, i "Diavoli", i membri della
Razza Nemica. Essi richiamano liconografia classica dei
demoni perché in tempi remoti la loro razza calcò la Terra e combatté
il genere umano. Quella fu la Grande Guerra, immane carneficina
di cui si è persa ogni traccia storica ma che troviamo trasposta in
molti miti religiosi, come la grande guerra raccontata nellepopea
del Mahabharata o la caduta di Lucifero a opera dellarcangelo
Michele. La lotta degli arcangeli contro Lucifero e gli angeli ribelli
è una trasposizione mitica e poi religiosa della espulsione dal nostro
universo della razza dei "Diavoli", che aveva in
epoche primordiali invaso il nostro universo. Il mito classico del
Caos primigenio a cui succedette lordine del Cosmo.
Anche questo tema delle "razze antiche" che popolarono al
terra prima degli uomini è un tema caro alla fantasy classica, ma
anche alla letteratura fantastica recente. Basta rileggersi Lovercraft
e il suo "Lorrore di Dunwich":
"
né si deve pensare che luomo sia stato il primo
o che sarà lultimo dei padroni della terra. Quelli-di-Prima
erano, Quelli-di-Prima sono, Quelli-di-Prima saranno. Oggi non sono
negli spazi che conosciamo, ma tra gli spazi. Essi avanzano sereni
e primevi, senza dimensione e a noi invisibili. Yog-Sothoth conosce
la porta. Yog-Sothoth è la porta. Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano
della porta. (
). Egli sa da dove Quelli-di-Prima uscirono allora,
e da dove usciranno di nuovo. (
) Luomo regna dove Essi
regnavano una volta; ma presto Essi regneranno dove una volta regnava
luomo. Dopo lestate è inverno; e dopo linverno lestate.
Essi attendono pazienti e possenti, poiché qui Essi torneranno".
Essi torneranno e i Baluardi
come Gea sono qui per cercare di impedirlo. Di questi guerrieri che
stanno ai valichi tra i mondi abbiamo numerose tracce nei miti di
ogni cultura. Nella "Cosmografia" di Abuzakariya è scritto:
"Sono gli angeli che mantengono lordine
nelluniverso e il fine delle cose esistenti". Secondo
il Corano esiste una categoria di angeli, detti Hafaza,
i "guardiani". Gli ausiliari di Gabriele hanno il
controllo del mondo intero. Il loro compito è quello di "produrre
le forze irascibili e istintive destinate a premunire contro ciò che
è cattivo e dannoso" (Qazwini, 57).
Limmagine
di Baal, o Reshep, leroe babilonese che
vestito del corto perizoma, con sul capo lalta tiara e dotato
di un paio di ali, trafigge con una lancia un serpente, è un antenato
dellArcangelo che abbatte il dragone. Nel Libro etiopico
di Enoch abbiamo una descrizione degli antichi baluardi
nella piena manifestazione dei loro poteri: "essi
camminano su lingue di fuoco, sono vestiti di bianco e il loro volto
brilla come il cristallo". NellEnoch slavo
il visionario vede apparire uomini giganteschi, con il volto risplendente
come il sole e gli occhi ardenti come lampade, che emettono fuoco
dalla bocca e hanno le braccia simili ad ali doro.
I poteri dei Baluardi sono attivati dallenergia
psicospirituale (la kundalini della tradizione tantrica dellInduismo),
che è latente nel corpo umano e va risvegliata mediante la meditazione, gli esercizi
rituali con la spada, la cui energia interagisce con la nostra. Laccumulo di energia
psicosomatica risultante dellinterazione con lenergia della spada, viene
impiegato per ridestare la forza alla base della spina dorsale e per guidarla verso
lalto lungo lasse spinale e liberarla nel centro psicospirituale più elevato,
sulla sommità della testa. La kundalini, lasse ritto al centro della
persona, è allorigine della potenza delluomo, di cui assorbe e dispiega tutte
le energie. Lenergia misteriosa risvegliata si rivela di una potenza inaudita e non
può essere manipolata senza incorrere in un reale pericolo (alcune deviazioni della kundalini
che provocano depressione e follia sono anche definite come demoniache). Sono disastrosi
gli effetti provocati dal risveglio della kundalini in assenza della guida di un
Maestro o di una "linea di trasmissione" (come lascendenza
matrilineare di Gea, che le fornisce, anche se latenti, tutte le esperienze e
lerudizione dei baluardi che lhanno preceduta).
La città di Gea è la trasposizione metropolitana
della foresta magica, in cui vivono elfi, gnomi, orchi, fate e unicorni. Nei suoi recessi
sotterranei vivono comunità aliene che non possono mostrarsi alla luce del sole; altre si
camuffano in mezzo agli umani, altre ancora ne prendono la forma o ne abitano i corpi
privi di vita. Tutte cercano di sopravvivere e convivere pacificamente con la specie
dominante del pianeta che li ospita. In epoche passate la convivenza delluomo con
queste entità intrusive era manifesta e ne troviamo testimonianza nelle religioni di ogni
cultura. Le mitologie indiane, buddista, indù e giainista, si distinguono
per la loro complessità: esaminandole dallesterno si ha la sensazione di una folla
anarchica in cui sono mescolati angeli e demoni. Dei e geni, ninfe dalla bellezza sensuale
e potenze quasi astratte, divinità sovrane, eppure mortali, ed eroi che, come in Grecia,
sono al tempo stesso umani e divini. Infatti in epoca remota preghiere e oblazioni erano
dedicate anche a un insieme di "potenze" che la tradizione non individualizza ma
raggruppa in serie di esseri inferiori agli Dei, provenienti da mondi diversi da quelli
degli umani: ninfe, elfi, geni, fate, demoni, vampiri e draghi. È noto infatti che i
templi indù sono ricoperti di sculture raffiguranti Dei e Dee che hanno la propria corte
in mezzo a una moltitudine indescrivibile di figure secondarie. I monumenti buddisti, da
Sanchi ad Ajanta, dal Gandhara a Sri Lanka, non sono meno ricchi di demoni, ninfe e geni
come del resto le grotte giaina di Ellora dove il Mahavira, (il "Grande Eroe")
medita in mezzo a divinità dellaria e sciami di orridi mostri.
Sono tante le spade magiche nella letteratura
fantastica; Excalibur di Artù, Stormbringer di Elric, Durlindana di
Orlando
Ma anche nelle tradizioni folkloristiche: in Giappone si racconta che sotto
la terra di pianure giuncose giaceva un Kami, un essere soprannaturale, che, muovendosi,
faceva tremare il suolo; finchè il Gran Dio dellisola dei Cervi affondò la lama
della sua spada nella terra e gli trafisse il capo. Quando il Kami si agita, il Gran Dio
sappoggia sullimpugnatura e il Kami torna quieto. Il pomo della spada,
lavorato in pietra, emerge dal suolo a pochi passi dal tempio di Kashima. Sei giorni e sei
notti scavò nel secolo XVIII un signore feudale, senza arrivare alla fine della lama. Nei
riti cosmogonici del Giappone figura lottuplo serpente di Koshi. Fu ucciso da un
valoroso imperatore, che gli tagliò le otto teste. Nella coda del serpente si scoprì una
spada, che ancora si venera nel Gran Santuario di Atsuta. La spada di Gea non ha un nome e
non è una spada magica nel senso classico del termine. È più che altro un tramite per
manifestare e utilizzare in più modi lenergia psicospirituale che alberga in ogni
Baluardo. Certo è che può essere usata solo da Gea, come fu per ogni Baluardo che la
precedette lungo la sua ascendenza matrilineare, passandosi la lama lun laltro
come una sorta di testimone.
Ho sempre amato la fantasy; dai classici come Tolkien
fino a quella "aliena" di Moebius e Jodorowsky, passando per le
variazioni sul tema di Ursula Le Guin ("La saga di Earthsea"), Dickson
("Il drago e il george") e Anderson ("Tre cuori e tre
leoni"). Ho diversi progetti nel cassetto per una serie fantasy, uno dei quali
stava per prendere forma quando Stefano Vietti e io studiammo una serie da proporre
a Sergio Bonelli, intitolata "Dragonero",
dal soprannome del personaggio principale. Ora sono impegnato con la mia fantasy urbana,
ma in futuro, quando la parabola narrativa di Gea sarà conclusa, mi piacerebbe proprio
concretizzare uno di questi progetti.
Luca Enoch |