"... nel linguaggio ermetico della loro casta,
questi guerrieri umani si chiamano Baluardi. Questa è la storia di uno di loro".
Gea fa dei sogni strani, sogna un incidente stradale in cui lei è coinvolta
direttamente, sogna un mostro spaventoso, sogna un uomo quasi carbonizzato con una spada
in pugno che le dice "non avere paura", sogna una luce, accecante, che le
ferisce gli occhi, che la fa svegliare ogni notte madida di sudore, immemore o quasi di
quello che il sonno, rivelatore, le ha portato.
Gea è un'adolescente, va a scuola in scooter o con i rollerblade, non ha una carattere
affabile ed è forse troppo irascibile, ama il rock e suona il basso in una piccola band
con suoi amici, ed ha una passione incontrollabile (nel senso più stretto del termine)
per la cioccolata. Porta sempre gli occhiali da sole perché anche la sola luce diurna le
ferisce gli occhi, ed ama vestire di scuro.
Ma Gea ha un tatuaggio dal significato sconosciuto sul palmo della mano sinistra, ha la
casa, in cui vie da sola o quasi, piena di libri antichi trattanti tutti i campi
dell'esoterismo e viene mantenuta da un misterioso e sconosciuto individuo con cui
comunica via posta pneumatica, ha una gatto nero di nome Cagliostro sulla cui fronte
appare una stella bianca ogniqualvolta avviene uno "sconfinamento" ed ha una
lama magica nascosta nel collo del basso, una lama identica a quella del suo sogno che
può uccidere esseri potenti ed aprire varchi verso una dimensione idilliaca chiamata
"limbo", dove qualunque creatura può vivere in pace in attesa di ritornare al
proprio piano.
Gea è un baluardo, forse il più giovane ed inesperto. Nelle sue mani c'è la missione,
tramandata da secoli, di combattere e rispedire nei loro mondi le "entità
intrusive" che dalle pieghe del multiverso giungono nella nostra dimensione per i
più svariati motivi, a volte per incidenti, troppo spesso richiamate.
Il mondo di Gea è un mondo che potrebbe somigliare al nostro, all'Italia di tutti i
giorni o a qualche altro posto normale (per quanto questa parola possa avere senso), ma
lei sa che intorno a quell'apparente normalità si muovono silenziose creature che noi
riteniamo fantastiche, che popolano i nostri sogni o, in casi fortunatamente più rari, i
nostri incubi.
Luca Enoch è un autore giovane e di sicuro talento, in questo suo prodotto (semestrale
per sua scelta, allo scopo di mantenerne il maggior controllo possibile) rivela gli stessi
caratteri di tratto e narrazione che gli hanno portato fama e fiducia negli ambienti del
fumetto, i suoi personaggi sono giovani e freschi, spensierati finché le circostanze
glielo consentono e presi dai problemi che potremmo riscontrare in ogni giovane dei nostri
tempi.
In Gea si allontana lievemente dalle atmosfere urbane e suburbane che hanno
contraddistinto le sue produzioni più note mantenendone i connotati salienti per
reinventare un mondo, il nostro, dove esseri di tutti i tipi giungono in ogni momento
attraverso varchi dimensionali dalle svariate origini. La scelta della narrazione è
quella tipica del fumetto seriale Italiano, con corpose storie indipendenti l'una
dall'altra ma dove, al contrario della maggior parte delle uscite popolari nostrane
(Bonelli in particolare), la trama principale fa costantemente da cardine all'intrecciarsi
di sottotrame che possono o meno distaccarsi sia dal tema portante della produzione che
dal protagonista e proseguire anche in più uscite.
Seguiamo così, in sottofondo,
le imprese del povero Diddly, agente di un qualche servizio di sicurezza nella sezione
Contatti alieni, sorta di versione sfigata del Mulder di X-files, sempre intento a
dimostrare in vano la veridicità delle più assurde teorie, sovente partecipe
inconsapevole (e vittima) delle situazioni venutesi a creare intorno alla protagonista.
Troviamo poi Gwrrsht, bizzarro "blemio" (essere privo di testa con il volto sul
tronco) sotto mentite spoglie umane che gestisce un negozio di riparazioni elettroniche,
genio del suo campo (solo uno degli esempi di come l'autrore si diverta a reinventare gli
elementi mitologici che raccoglie) e vera miniera di informazioni per Gea. Poi seguiamo le storie di tutti i giorni
degli amici di Gea, la sua più intima Paula, che porta sempre gli occhiali da sole
"per atteggiarsi", di Leonardo, batterista del gruppo costretto su una sedia a
rotelle, e del suo amico Sigfrido, enorme giocatore di hockey, spietato sul campo quanto
gentile nella vita, ed omosessuale. Personaggi che vivono la loro giovinezza lontani dai
patemi d'animo che, soprattutto nel caso degli ultimi due, una condizione difficile
dovrebbe logicamente portare, e che vivono l'handicap o la diversità in maniera tanto
naturale da far sembrare quasi scontata la tolleranza del mondo tutto intorno nei loro
confronti (forse la cosa maggiormente fantasiosa, anche più delle entità intrusive).
Ed infine assistiamo all'oscuro dramma della Diva, stilista rinomata e famosa nella vita
di tutti i giorni e segretamente membro, con il nome di Ardat-lili, della "razza
nemica", incarnazione dei demoni della mitologia di tutte le culture e religioni,
primo nemico dei baluardi e di tutte le razze, esseri voraci di carne e sangue umano. Un dramma consistente nella continua
sconfitta per la sua missione di rintracciare ed eliminare il nuovo baluardo, del quale
ignora l'identità allo stesso modo di quanto Gea sospetti appena quella del naturale
nemico insediato nella sua stessa città.
Gea è un prodotto difficile da valutare. Simile anche troppo al fumetto Italiano più
diffuso ma anche diverso e coraggioso nel saper intraprendere nuove strade. Si lascia
leggere in maniera scorrevole ed i dialoghi sono vivaci e sulle doti di narratore di Enoch
(come su quelle di disegnatore, sempre morbido e preciso, in questo caso anche arricchito
da diffuse retinature) i dubbi possono essere pochi, ma in alcuni punti si ha una
sensazione vaga, come se l'Enoch scrittore avesse potuto e voluto mirare più in alto ma
che qualcosa lo abbia indotto a ricredersi. Certo l'effigie Bonelli aiuta dal punto di
vista commerciale, ma forse, per quanto l'autore proclami la propria libertà, l'influenza
della casa produttrice si fa sentire con tutti i freni e le banalità che può e che ha da
sempre in uso imporre. 
Gea dunque rimane fondamentalmente un fumetto popolare, buono certo, oltretutto
citazionista e valorizzato da una ricerca nel campo del fantastico che appare davvero
ammirevole (nulla a che vedere con le superficiali citazioni di altre produzioni Bonelli
più o meno analoghe), ma sempre tale e questa potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio,
se considerata la cadenza dilatata delle uscite. Cosa che va tutta a vantaggio dell'autore
e della qualità, senza storie tappabuchi o uscite che fanno rimpiangere il costo
dell'acquisto, ma il vasto pubblico, quello a cui questa produzione comunque si rivolge,
è abituato a ritmi ben diversi, ed in sei mesi il lettore abituato a Tex e Dylan Dog fa
presto a dimenticare.
In conclusione se cercate prodotti forti, trasgressivi o quant'altro certo non è questo
il luogo dove cercare, potrebbe non piacervi o lasciarvi indifferenti, ma la leggerezza di
tocco dell'autore ed il suo stile fresco difficilmente potranno farvi storcere il naso. In
questi tre numeri è sempre stato capace di regalarmi una lettura piacevole, cosa che
pochissimi altri prodotti Bonelli possono vantare. |