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by Dario   jedhal-harlock@libero.it

Clikka"... nel linguaggio ermetico della loro casta, questi guerrieri umani si chiamano Baluardi. Questa è la storia di uno di loro".

Gea fa dei sogni strani, sogna un incidente stradale in cui lei è coinvolta direttamente, sogna un mostro spaventoso, sogna un uomo quasi carbonizzato con una spada in pugno che le dice "non avere paura", sogna una luce, accecante, che le ferisce gli occhi, che la fa svegliare ogni notte madida di sudore, immemore o quasi di quello che il sonno, rivelatore, le ha portato.
Gea è un'adolescente, va a scuola in scooter o con i rollerblade, non ha una carattere affabile ed è forse troppo irascibile, ama il rock e suona il basso in una piccola band con suoi amici, ed ha una passione incontrollabile (nel senso più stretto del termine) per la cioccolata. Porta sempre gli occhiali da sole perché anche la sola luce diurna le ferisce gli occhi, ed ama vestire di scuro.clikka
Ma Gea ha un tatuaggio dal significato sconosciuto sul palmo della mano sinistra, ha la casa, in cui vie da sola o quasi, piena di libri antichi trattanti tutti i campi dell'esoterismo e viene mantenuta da un misterioso e sconosciuto individuo con cui comunica via posta pneumatica, ha una gatto nero di nome Cagliostro sulla cui fronte appare una stella bianca ogniqualvolta avviene uno "sconfinamento" ed ha una lama magica nascosta nel collo del basso, una lama identica a quella del suo sogno che può uccidere esseri potenti ed aprire varchi verso una dimensione idilliaca chiamata "limbo", dove qualunque creatura può vivere in pace in attesa di ritornare al proprio piano.
Gea è un baluardo, forse il più giovane ed inesperto. Nelle sue mani c'è la missione, tramandata da secoli, di combattere e rispedire nei loro mondi le "entità intrusive" che dalle pieghe del multiverso giungono nella nostra dimensione per i più svariati motivi, a volte per incidenti, troppo spesso richiamate.
Il mondo di Gea è un mondo che potrebbe somigliare al nostro, all'Italia di tutti i giorni o a qualche altro posto normale (per quanto questa parola possa avere senso), ma lei sa che intorno a quell'apparente normalità si muovono silenziose creature che noi riteniamo fantastiche, che popolano i nostri sogni o, in casi fortunatamente più rari, i nostri incubi.clikka
Luca Enoch è un autore giovane e di sicuro talento, in questo suo prodotto (semestrale per sua scelta, allo scopo di mantenerne il maggior controllo possibile) rivela gli stessi caratteri di tratto e narrazione che gli hanno portato fama e fiducia negli ambienti del fumetto, i suoi personaggi sono giovani e freschi, spensierati finché le circostanze glielo consentono e presi dai problemi che potremmo riscontrare in ogni giovane dei nostri tempi.
In Gea si allontana lievemente dalle atmosfere urbane e suburbane che hanno contraddistinto le sue produzioni più note mantenendone i connotati salienti per reinventare un mondo, il nostro, dove esseri di tutti i tipi giungono in ogni momento attraverso varchi dimensionali dalle svariate origini. La scelta della narrazione è quella tipica del fumetto seriale Italiano, con corpose storie indipendenti l'una dall'altra ma dove, al contrario della maggior parte delle uscite popolari nostrane (Bonelli in particolare), la trama principale fa costantemente da cardine all'intrecciarsi di sottotrame che possono o meno distaccarsi sia dal tema portante della produzione che dal protagonista e proseguire anche in più uscite.
DIDDLYSeguiamo così, in sottofondo, le imprese del povero Diddly, agente di un qualche servizio di sicurezza nella sezione Contatti alieni, sorta di versione sfigata del Mulder di X-files, sempre intento a dimostrare in vano la veridicità delle più assurde teorie, sovente partecipe inconsapevole (e vittima) delle situazioni venutesi a creare intorno alla protagonista. Troviamo poi Gwrrsht, bizzarro "blemio" (essere privo di testa con il volto sul tronco) sotto mentite spoglie umane che gestisce un negozio di riparazioni elettroniche, genio del suo campo (solo uno degli esempi di come l'autrore si diverta a reinventare gli elementi mitologici che raccoglie) e vera miniera di informazioni per Gea. LEOPoi seguiamo le storie di tutti i giorni degli amici di Gea, la sua più intima Paula, che porta sempre gli occhiali da sole "per atteggiarsi", di Leonardo, batterista del gruppo costretto su una sedia a rotelle, e del suo amico Sigfrido, enorme giocatore di hockey, spietato sul campo quanto gentile nella vita, ed omosessuale. Personaggi che vivono la loro giovinezza lontani dai patemi d'animo che, soprattutto nel caso degli ultimi due, una condizione difficile dovrebbe logicamente portare, e che vivono l'handicap o la diversità in maniera tanto naturale da far sembrare quasi scontata la tolleranza del mondo tutto intorno nei loro confronti (forse la cosa maggiormente fantasiosa, anche più delle entità intrusive).
Ed infine assistiamo all'oscuro dramma della Diva, stilista rinomata e famosa nella vita di tutti i giorni e segretamente membro, con il nome di Ardat-lili, della "razza nemica", incarnazione dei demoni della mitologia di tutte le culture e religioni, primo nemico dei baluardi e di tutte le razze, esseri voraci di carne e sangue umano. PAULAUn dramma consistente nella continua sconfitta per la sua missione di rintracciare ed eliminare il nuovo baluardo, del quale ignora l'identità allo stesso modo di quanto Gea sospetti appena quella del naturale nemico insediato nella sua stessa città.
Gea è un prodotto difficile da valutare. Simile anche troppo al fumetto Italiano più diffuso ma anche diverso e coraggioso nel saper intraprendere nuove strade. Si lascia leggere in maniera scorrevole ed i dialoghi sono vivaci e sulle doti di narratore di Enoch (come su quelle di disegnatore, sempre morbido e preciso, in questo caso anche arricchito da diffuse retinature) i dubbi possono essere pochi, ma in alcuni punti si ha una sensazione vaga, come se l'Enoch scrittore avesse potuto e voluto mirare più in alto ma che qualcosa lo abbia indotto a ricredersi. Certo l'effigie Bonelli aiuta dal punto di vista commerciale, ma forse, per quanto l'autore proclami la propria libertà, l'influenza della casa produttrice si fa sentire con tutti i freni e le banalità che può e che ha da sempre in uso imporre. SIGFRIDO
Gea dunque rimane fondamentalmente un fumetto popolare, buono certo, oltretutto citazionista e valorizzato da una ricerca nel campo del fantastico che appare davvero ammirevole (nulla a che vedere con le superficiali citazioni di altre produzioni Bonelli più o meno analoghe), ma sempre tale e questa potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio, se considerata la cadenza dilatata delle uscite. Cosa che va tutta a vantaggio dell'autore e della qualità, senza storie tappabuchi o uscite che fanno rimpiangere il costo dell'acquisto, ma il vasto pubblico, quello a cui questa produzione comunque si rivolge, è abituato a ritmi ben diversi, ed in sei mesi il lettore abituato a Tex e Dylan Dog fa presto a dimenticare.
In conclusione se cercate prodotti forti, trasgressivi o quant'altro certo non è questo il luogo dove cercare, potrebbe non piacervi o lasciarvi indifferenti, ma la leggerezza di tocco dell'autore ed il suo stile fresco difficilmente potranno farvi storcere il naso. In questi tre numeri è sempre stato capace di regalarmi una lettura piacevole, cosa che pochissimi altri prodotti Bonelli possono vantare.

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