"Molti
secoli fa, i clan di vampiri di Datara invasero i pacifici regni di Warlands" Avete letto bene: "i PACIFICI regni di WARLANDS" così si apre la
prima pagina di questa nuova produzione dei Dreamwave Productions,
la prima didascalia, la frase che immediatamente leggete subito dopo il titolo. E se il
buon giorno si vede dal mattino possiamo temere che sarà una notte molto scura quella di
Warlands. Ossimori a parte questo nuovo prodotto della coppia Pat
Lee/Adrian Tsang, reduci dai successi del futuristico Darkminds (sempre per la Image/Dreamwave, anch'esso edito in Italia
da Marvel Italia/Cult comics) si
presenta come l'opera più classicamente fantasy apparsa sino ad ora nel contemporaneo
panorama fumettistico d'oltre oceano. Classica perché al contrario di quello che potremmo
considerare come il diretto concorrente, ovvero il Tellos della coppia DeZago/Wieringo,
che predilige una narrazione leggera, più gioiosamente avventurosa e picaresca nonché
meno violenta dal punto di vista grafico, questo Warlands sfrutta la storia della ricerca
da parte dei vampiri datarani per l'armatura mistica Darklyte, che potrebbe essere la
causa della loro distruzione o della loro supremazia, per calare il tono della narrazione
più sul lato tragico ed epico, forzando su atmosfere più cupe e disperate. 
Tanto per calare subito il lettore in questa atmosfera l'inizio
della storia viene scandito da una morte brutale (una vedetta trafitta in bocca da una
freccia) e da una strage operata da una drago tanto spaventoso quanto decerebrato al
servizio di Vardemis, luogotenente dei vampiri invasori che
devastano la fortezza si Shal'hazar. Proseguendo poi con la
fuga dei protagonisti, la maggior parte dei quali nella fortezza erano tenuti prigionieri
ed unici superstiti del massacro, fino ad una foresta di elfi inusualmente alti e
muscolosi, xenofobi come mai e privi della gioia naturale che la letteratura di genere ci
ha abituati a ritrovare quasi sempre in questi esseri dei boschi.
Un prodotto ambivalente
questo Warlands, ambivalente perché abilmente (o astutamente) gestito sul filo sottile e
fragile che separa l'omaggio dal plagio quando cita per quasi la totalità di questo primo
numero l'opera d'animazione nipponica "Record
of Lodoss War", alla quale si ispira in maniera affatto celata ed in alcuni punti
anche troppo esplicita, e non solo per la tipica rappresentazione grafica degli elfi con
le orecchie spropositatamente lunghe e protese all'esterno o per le armature ricche di
dettagli e decori. Ritroviamo così quello che appare come il protagonista principale, Jarell Briannon, unico superstite delle guardie della fortezza
distrutta, cavaliere nobile, giovane ed inesperto (e neanche tanto sveglio) che non
mancherà di ricordare, proprio per queste caratteristiche, il Parn dell'isola di Lodoss.
Troviamo Elessa, elfa fuggita dalle leggi oppressive della
sua comunità, superba ed abile, fredda con il giovane Jarell ma con il quale si riuscirà
sin da subito ad intuire un futuro legame, una figura inevitabilmente destinata a
riportare alla mente la Deedlit lodossiana (perdonate il neologismo) anche se non quanto
l'apparizione del mago Delezar, davvero identico (anche nella
forma del bastone!) al maestro Slain, fino ad arrivare a Zeph,
forse unico personaggio nato interamente dalla fantasia dell'autore, giovane veggente
dotato di una potente magia innata, costretto a portare una benda sugli occhi per evitare
che "i suoi poteri lo confondano" ma non per questo menomato, forse il
personaggio più interessante dell'intero gruppo, ma al quale furbamente (sono sarcastico)
l'autore dedica poco approfondimento ed ancora meno battute. A questo punto, voltando
pagina sui cattivi, apparirebbe forse gratuito paragonare Malagen, imponente e deciso signore di tutti i
vampiri di Datara, al Re Beld del regno di Marmo, anche perché non viene offerta
l'opportunità di conoscere bene il personaggio, ma quando si vede in azione suo figlio,
il principe Aalok, condottiero delle oscure truppe
responsabili dell'invasione iniziale, non si può non pensare al cavaliere nero Ashram che
in Lodoss War si presentava uccidendo il capo delle guardie della fortezza in fiamme da
cui Parn e gli altri fuggivano (morte molto simile guardacaso, per circostanze e
situazione, a quella del capitano della guardia di Shal'hazar, mentore di Jarell). E
così, viaggiando su questo filo sottile di citazioni ed "omaggi", veniamo
introdotti nel mondo fantasy di Warlands, un mondo potenzialmente tanto vasto ed
interessante che vedere il lavoro fatto potrebbe anche irritare più di qualcuno. Adrian
Tsang aveva già dimostrato su Darkminds di non essere granché come scrittore, aiutandoci
anche a capire, in conseguenza al successo della serie, come gli americani all'occorrenza
siano capaci di accontentarsi davvero di poco per le loro letture. Ed in Warlands conferma
una certa incapacità nel gestire i personaggi o nel renderli interessanti, così come,
dove appare migliorato rispetto al passato riuscendo almeno a tenere un tono lineare e
chiaro nella sceneggiatura e mantenendo dei dialoghi a volte vivi e veloci, crolla nella
piattezza quando scandisce i momenti di silenzio e riflessione con didascalie lunghe,
ridondanti ed inutili volte a sottolineare, in maniera abbastanza grossolana, i pensieri
dei personaggi o i loro stati d'animo. Dal punto di vista grafico la situazione non è
più rosea, Pat Lee è la prova vivente che anche se non avete talento sarà sufficiente
che impariate a disegnare un paio di tette ed in America avrete una buona carriera come
disegnatori di fumetti. Certo il suo stile è interessante nel suo ricordare gli anime del
sol levante e qualche scena è realizzata bene (soprattutto i primi piani non troppo
ravvicinati, nei dettagli di abiti ed armature, a dimostrazione che un buon illustratore
non è necessariamente un buon disegnatore), ma se si potrebbe passare sugli errori
prospettici o sull'incapacità di costruire le tavole o la loro disposizione in modo che
valorizzino a dovere l'azione, certo non si può rimanere indifferenti davanti ai
personaggi che cambiano fisionomia facciale ad ogni vignetta o sulle chine abbastanza
imprecise e superficiali di suo fratello Alvin (sicuramente nel mercato fumettistico
statunitense potrete trovare altri "Lee" in grado di realizzare opere migliori).
In conclusione ed a mio personalissimo parere, questo Warlands si presenta come
un'occasione clamorosamente mancata sotto quasi tutti i punti di vista (ma conoscendo gli
autori neanche tanto "clamorosamente"), certo la storia potrebbe evolversi in
maniera interessante e forse originale, ma se da Darkminds ad ora gli autori non sono
stati in grado di compensare le loro lacune credo che difficilmente ci potrebbero riuscire
durante lo svolgimento di quest'altra opera. Certo non dico che non potrebbe piacere a
qualcuno, io ci ho impegnato dei giorni per trovarci qualche debole lato positivo ma in
conclusione potrei affermare che pochi fumetti mi hanno fatto rimpiangere la pur esigua
spesa sostenuta per acquistarli, e Warlands è uno di questi.
Cronologia al 25 Luglio 2000: Warlands n°1
(Eroi 2000 n° 10) del Luglio
2000.
Pubblicazione bimestrale, spillato, colore, 48 pagine, £ 3900.
Links: www.marvelitalia.net www.dreamwaveprod.com
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