La
casa editrice Crossgen Comics nasce nella metà
del 2000 dall'imprenditore Mark Alessi, miliardario
della new economy, e da Gina M. Villa, nuova realtà editoriale indipendente
a porsi in un mercato ormai stabilmente dominato dai grandi colossi della
storia die Comics americani come Marvel e DC. E la Crossgen nasce da presupposti
sicuramente interessanti. Innanzitutto prende il proprio nome da quello
che vuole essere il fulcro portante degli archi narrativi, almeno iniziali,
delle loro testate, ovvero la Cross-generation, la generazione di passaggio
presa nel mezzo delle macchinazioni di alcuni esseri cosmici (la cui identità,
per ora, non ci è dato conoscere) e basa il proprio parco testate su un
cosmo coerente ed interconnesso, in particolare su un vero e proprio sistema
solare, dove ogni pianeta ospita le avventure narrate in un particolare
testata.
Ora noi ci spostiamo sul pianeta Avalon.
Osservate questo mondo e vedete uno scenario che alcuni di voi si saranno
trovati davanti centinaia di volte nello loro letture fantasy.
Un mondo feudale con nazioni sempre in bilico tra pace e guerra, dove
cavalieri valorosi ed intrepidi principi si sfidano per provare il loro
valore, vedete agili draghi saettare nel cielo e imponenti bestie terrestri
vagare per le foreste, vedete uomini ed individui di altre razze. Non
vedete nulla di nuovo, nulla che in apparenza non abbiate già visto.
Eppure vi sbagliate. Osservate nel dettaglio e notate cose bizzarre, notate
che le magiche spade dei guerrieri non sono rese forti dalla magia ma
da microscopici congegni al loro interno, notate che le navi volano a
pelo d'acqua sorrette da generatori energetici e a poco a poco vi rendete
conto che la quantità di razze che si presentano davanti ai vostri occhi
non sono frutto di magia ma di scienza, create dall'ingegneria genetica
allo scopo di essere utili agli uomini, o solo perché questi possano avere
qualcosa a cui ritenersi superiori.
Questo è Avalon, un mondo feudale dove tutto appare antico ma dove la
tecnologia ha raggiunto livelli elevatissimi, un mondo che ha raggiunto
l'equilibrio nonostante l'ostilità tra le due principali forze del regno,
un mondo in cui grazie alla scienza l'uomo domina su ogni cosa. Un mondo
nel quale l'arrivo, inaspettato e dirompente, di una antica magia è destinato
a portare guerra.
E da queste basi parte la storia di Scion, della coppia Ron
Marz e Jim Cheung, un fantasy sui
generis, difficile da catalogare persino come technofantasy, un prodotto
che basa la sua impostazione narrativa sulla volontà di stupire e di dipingere
nuovi mondi tipica del fantasy ma che dipana il suo scenario mediante
i canoni della science fiction più raffinata.
La storia parla del principe Ethan, rampollo
più giovane dell'illuminata dinastia Heron dell'Ovest, e
di come venga in possesso del Sigillo - mistico marchio che rende
ricchi di potere i suoi possessori - lascito di una entità cosmica o divina
che non di buon grado vede la pace, e che nel conflitto ritiene essere
il modo in cui i mondi dell'universo Crossgen eviteranno di divenire freddi
e di morire.
Così assistiamo al torneo annuale tramite il quale le dinastie Heron dell'Ovest
e Raven dell'Est celebrano lo scontro e rendono omaggio al loro passato
di conflitti, una manifestazione in cui i principi dei due regni si affrontano
ed il cui svolgimento è necessario al mantenimento della pace.
Ed è proprio poco prima dello scontro che Ethan riceve il Sigillo, senza
potersene rendere conto sino al momento in cui le conseguenze di questo
dosso non si faranno più gravi. Perché attraverso mistico marchio gli
esseri che non vedono la pace come un bene esercitano il loro potere,
e se è vero che chi lo riceve è potente è anche indubbio che questo lo
renda in qualche modo manipolabile.
E
mentre infuria il duello tra Ethan ed il principe Bron dell'Est il Sigillo
si attiva, muove autonomamente il braccio di Ethan mentre questi è sul
punto di soccombere, carica di energia mistica la spada del giovane e
lo porta a colpire l'avversario.
Il primo sangue è versato, le regole del torneo dichiarano Ethan vincitore.
Ma c'è un problema: la ferita al volto di Bron
non può essere guarita neanche dai sofisticati androidi guaritori, egli
resterà sfigurato ed Ethan viene accusato di aver usato un'arma non regolamentare.
L'onore della casata Heron è macchiato, e quello dei Raven chiede un risarcimento.
Inutile dire che la dinastia dell'Est, violenta e tirannica, non chiede
di meglio che un buon motivo per riaprire apertamente le ostilità con
i propri eterni avversari.
Ma Ethan, sorprendendo tutti, si consegna nelle mani dei propri avversari.
Prigioniero volontario per un anno sino al successivo torneo, una prigionia
che nelle umide carceri dei regni dell'Est è simile all'inferno, e dalla
quale nessuno può avere la certezza di uscire vivo.
Da quel preciso istante iniziano le avventure, narrate in questo primo
volumetto edito in Italia dalla neonata Lexy Edizioni, del giovane Ethan
insieme al suo scudiero Skink, membro della
razza dei Reietti, esseri creati artificialmente per svolgere le più umili
mansioni, schiavi all'Est e semplici servitori all'Ovest.
Assisterete così all'imprigionamento di Ethan ed alla sua fuga per mano
della misteriosa Ashleigh, principessa della
dinastia dell'Est rinnegata a causa dei metodi brutali, da lei non condivisi,
della propria casata, decisa a coinvolgere Ethan nella crociata dell'Underground,
segreto mondo sotterraneo creato dai Reietti al fine di liberare i propri
simili dalla condizione di ultima tra le classi sociali. E vi troverete
di fronte alle macchinazioni del re Raven, trovatosi di fronte all'occasione
sempre ricercata di poter ricondurre le due nazioni in guerra. Assisterete
alla spietata caccia che Bron darà al giovane principe nemico ed all'apparizione
di Exeter, massiccio reietto, cacciatore
di taglie esperto ed implacabile, il cui incontro con il fuggiasco sancirà
un cambiamento nella vita di entrambi.
Narrativamente parlando Scion non è certamente un prodotto che si distingue
per originalità o maturità di temi, certo la connotazione di denuncia
sociale, possibile metafora di problemi inerenti la nostra stessa realtà
quotidiana, rappresenta una presa di posizione lodevole. Le digressioni
sul razzismo e sull'intolleranza hanno il loro peso, e sicuramente rimanere
impressa la figura di Skink, Reietto ed umile servo, malvisto da molti
e trattato al pari di un animale domestico, ma capace di assoluta fedeltà
e dotato di un animo nobile come in pochi individui umani si può incontrare
(nonché custode di un misterioso segreto). Per
il resto la narrazione è fluida e bisogna riconoscere allo scrittore una
certa abilità nel gestire la storia con un ritmo ben bilanciato. Ed in
fondo Ron Marz è un autore rodato, nei suoi molti anni di esperienza nel
mondo del fumetto ha collaborato con le maggior parte delle case produttrici
più importanti ed ha lavorato praticamente su tutti i principali personaggi
(importantissimo il suo apporto al Silver Surfer della Marvel ed al Green
Lantern della DC), e sebbene personalmente io non abbia mai amato il suo
stile un po' troppo classico ne è innegabile è il mestiere. Il disegno
invece sorprende: Jim Cheung aveva già avuto modo di mettersi in mostra
sulle pagine di Iron Man e X-Force (entrambi Marvel) e su questo prodotto
sembra avere raggiunto un importante punto nella sua maturazione di disegnatore.
Il suo tratto pesca nelle influenze del fumetto europeo e nella migliore
scuola USA con influenze visibili da autori del calibro di Travis Charest
o Chris Bachalo. Le tavole sono ricche di dettagli ed abiti ed armature
sono curatissimi, ma evitano sempre di "caricare" troppo l'immagine
quando la narrazione richiede un incremento di ritmo. Le anatomie sono
precise ed armoniche, e le donne hanno un fascino notevole ed elegante,
senza doversi appoggiare ad esagerazioni caricaturali delle forme (come
nel Battlechasers di Madureira). Forse è ancora acerbo nelle sequenze
di azione o nelle prospettive più ardite e può ancora crescere, ma si
tratta di dettagli.
Come di dettagli si tratterebbe a voler trovare necessariamente difetti
in questa opera.
Siamo ben lungi dal capolavoro fantasy, questo è certo, ma Scion è qualcosa
di ben realizzato, fresco, scritto con abilità (finalmente!!) e disegnato
con classe. Se non piace è puramente una questione di gusti personali,
ma quelli non devono essere discussi.
la casa madre www.crossgen.com
la casa editrice italiana www.lexyproduktion.com
www.comicsplanet.com
www.comicus.com

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