Licia Troisi Reading

Intervista a Licia Troisi


Licia Troisi, 26 anni, romana, laureata in astrofisica. Nel 2004 esordisce con la pubblicazione della trilogia, “Cronache del Mondo Emerso”: Nihal della Terra del Vento (aprile 2004), La Missione di Sennar (ottobre 2004), Il Talismano del Potere (aprile 2005). Nel 2006 pubblica La Setta degli Assassini, e nel 2007 Le Due Guerriere, di una seconda trilogia: “Guerre del Mondo Emerso”. È stata tra i finalisti del Premio Italia nel 2005 e nel 2006.

Cristina Donati | Ciao Licia e prima di tutto, grazie per la tua disponibilità. Tu sei autrice fantasy e scienziata: scrivere di draghi, cavalieri e magia è un modo per evadere da una certa forma mentis? Da un’impostazione di vita troppo razionale?

Licia Troisi | Non l’ho mai vista così; in generale non cerco nel fantasy un’evasione. Per me è solo un’ambientazione che mi risulta molto congeniale per parlare di cose che riguardano la mia vita e il mio mondo. Allo stesso modo non trovo che ci sia una contrapposizione così netta tra il mio lavoro di scrittrice e quello di astrofisica. Anche la scienza richiede creatività, nello specifico sotto forma di intuizione, di capacità di cogliere le connessioni tra i dati raccolti. D’altro canto, anche la scrittura richiede una certa disciplina e delle regole.

CD | Una trilogia fantasy edita da Mondadori e una seconda in cantiere, di cui sono già usciti i primi due volumi… Opere così lunghe possono dare a volte problemi “organizzativi”: è meglio un’attenta pianificazione, o affidarsi comunque ad una “scrittura istintiva”?

LT | Un po’ e un po’. Io trovo fondamentale pianificare la storia prima di iniziare: se non facessi così, avrei paura di perdermi per strada. La mia prima stesura, però, è molto “di pancia”, ossia scrivo senza rileggere con troppa attenzione. Il labor limae viene sempre dopo, quando ho finito di raccontare la mia storia.

CD | Il mondo dell’editoria in Italia non è semplice da avvicinare, per lo meno a certi livelli. Una volta “dentro”, qual è la sensazione dominante?

LT | Mi fa sempre molto strano pensare di essere edita. Più che altro mi stupisce molto l’affetto della gente che mi legge. Sono una fan io stessa, quindi mi risulta abbastanza difficile da accettare che ci possa essere gente che è mia fan.

CD | Che idea ti sei fatta del panorama fantasy nel nostro Paese, e come ti collochi all’interno di esso? In pratica, esiste un Fantasy Italiano con una linea di tendenza comune tra i nuovi autori?

LT | In verità non lo conosco molto bene: ho letto praticamente solo Andrea D’Angelo e Alessia Rocchi. In generale credo che il fantasy italiano stia ancora muovendo i suoi primi passi, e quindi è presto per parlare di “via italiana”.

CD | Grazie anche a Internet, la comunicazione con il proprio pubblico è oggi molto più semplice e diretta. Quanto è importante per un autore l’autopromozione presso i lettori? Oppure è meglio affidarsi alla propria casa editrice o al proprio agente?

LT | Un libro procede soprattutto grazie al passaparola. Certo, ci vuole la spinta iniziale, e quella può darla solo la pubblicità dell’editore. Il resto però deve farlo il libro. Io comunico molto coi miei lettori, credo sia importante, ma non la considero tanto una forma di autopromozione. Lo faccio più che altro per capire cosa i lettori pensano di quello che ho scritto, per vedere se i messaggi che volevo veicolare sono passati, se sono riuscita a suscitare certe emozioni.

CD | I lettori a volte diventano possessivi nei confronti dei personaggi che amano: rischieresti di “scontentarli” per un’esigenza di cambiamento nel tuo immaginario artistico? In altre parole, ritieni possibile, in futuro, passare a un altro genere letterario?

LT | Perché no? Se vuole divertire il lettore è assolutamente fondamentale che lo scrittore in primis si diverta e creda in quello che sta scrivendo. Per questo si possono assecondare i desideri dei lettori fino ad un certo punto. È uno dei motivi per cui non ho continuato a scrivere di Nihal, sebbene me lo chiedessero in molti: ritenevo che quel personaggio avesse detto quel che doveva, e non avevo interesse a parlarne oltre. Credo quindi che, se un domani mi venisse in mente una storia non fantasy, la scriverei. Ma per ora tutte le mie idee riguardano ambientazioni fantasy.

CD | Parliamo dei tuoi personaggi. Le tue eroine sono molto giovani, e le vicende narrate danno ampio spazio alla loro fanciullezza; quanto delle tue fantasie adolescenziali hai riversato in loro?

LT | Moltissimo, e spesso non si tratta neppure di fantasie. Alla fine molto di ciò che racconto, traslato e sotto metafora, riguarda me in prima persona, sono vicende che in qualche modo mi sono capitate, o insegnamenti che ho imparato a mie spese nella mia esperienza di vita.

CD | Dubhe e Nihal hanno caratteristiche dissimili: la prima lotta contro un nemico esterno, la seconda deve affrontare qualcosa che è dentro il suo stesso animo. In chi delle due ti rispecchi maggiormente?

LT | Probabilmente Nihal, anche se sento di volere più bene a Dubhe. Nihal lotta contro se stessa, ed è quello che faccio io da sempre. Come me, lei è una persona in qualche modo fragile.

CD | Il mondo che hai creato presenta molti aspetti del fantasy anglofilo tradizionale, ma anche influenze manga. Quale delle due componenti ti ha fornito miglior ispirazione, la lettura o il comics/anime?

LT | A livello di tematiche, credo maggiormente i manga. Il duello inteso come scontro tra personalità, le problematiche connesse all’adolescenza e alla crescita, sono tutte cose che vengono fuori dai manga. A livello stilistico, ovviamente, i libri hanno per me un’influenza decisamente maggiore.

CD | Il tuo nome viene spesso associato a quello di Christopher Paolini. Come giudichi questo giovane autore americano? I tuoi draghi andrebbero d’accordo con Saphira?

LT | Di Paolini ho letto solo Eragon, e non mi ha appassionata particolarmente. Non so dire esattamente cosa non mi sia piaciuto, ma in generale trovo i suoi personaggi non abbastanza sfaccettati da permettere l’identificazione. Almeno, a me ha dato quest’impressione. In generale, però, penso che in Eragon ci sia molto cuore, Paolini ci crede e si vede, e questa è indubbiamente una cosa molto positiva.

CD | Per finire, ti propongo un rovesciamento di ruoli: c’è una domanda che desideri fare tu ai tuoi lettori? Cosa vorresti dire a chi sta dall’altra parte dei tuoi libri?

LT | In verità non credo di avere curiosità particolari riguardo i miei lettori, semplicemente perché ogni domanda che mi sono fatta ha trovato risposta in qualche loro lettera. Mentre vorrei ringraziarli tutti: senza di loro non avrei mai potuto fare della mia passione per la scrittura un lavoro.


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