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La Corsa Selvatica


La Corsa Selvatica è l’ultimo romanzo di Riccardo Coltri, già autore di Zeferina. Come e anche di più del romanzo precedente, la lettura ci immerge in un’ambientazione particolare.

Siamo nei primi anni del Regno d’Italia, in Lessinia, terra montuosa al confine con il Tirolo allora ancora territorio asburgico, ove la popolazione dei villaggi conduce un’esistenza fatta di espedienti ricostruita con cura dall’autore. È usanza, certe notti, chiudersi in casa raccolti attorno al fuoco e raccontare vecchie storie. Storie paurose, in cui spiccano i personaggi di una sarabanda indemoniata, una processione inversa di spiriti dei morti che si risvegliano, intrappolati nel nostro mondo e condannati a ripercorrerne le vie, guidati da un qualche antico eroe divenuto il capocaccia di una Caccia Selvaggia.

Ma, se ad aggirarsi per le valli di confine e i passi alpini, oltre a bracconieri e contrabbandieri, vi fossero anche personaggi che s’intendono di culti proibiti, strani rituali che mescolano Cristianesimo e culti politeisti? Se questi figuri elusivi provenissero tanto da oltre le montagne quanto dall’estremo e allora ancora ignoto sud? Se tutti costoro fossero in ricerca di un antico libro di Stregheria, un’arte proibita e in realtà fattuale?

Allora non sarebbe strano apprendere che esiste un Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito dedicato alla lotta tanto particolare contro le minacce della magia del male. Ne incontriamo i militi, individui invero strani. Sensitivi, janare, frati, con i loro talismani e incantesimi oltre al moschetto in dotazione all’esercito regolare.

Presentando in un romanzo breve (appena 177 pagine) una larga rosa di personaggi in capitoli che sono tutti episodi fra loro non immediatamente connessi, in una vicenda che giunge così lesta alla sua conclusione, si potrebbe lasciare insoddisfatto qualche lettore. Eppure questo è un romanzo destrutturato, potremmo dire postmoderno come un American Acropolis (All Tomorrow’s Parties) di William Gibson: ha tanti personaggi, ma non mira a seguirne alcuni a scapito di altri.

La Corsa Selvatica ha un finale aperto: è una porta che scaglia il lettore nella Lessinia di fine Ottocento, con la sua guerra di spettri e poveri abitanti, con la sua corsa selvatica in un territorio immerso in antiche ombre. Insomma, un buon esempio di romanzo d’ambientazione.


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