Una biografia
di Loreena McKennitt

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Loreena McKennitt

"Partendo dalle fatidiche domande 'Chi sono?' e 'Perché sono qui?', la comprensione dei sentieri che ci portano indietro nella storia ci appaiono importanti quanto quelli che percorriamo in avanti, pertinenti o meno che siano all'individuo o al collettivo, alla materia dell' amore o del controllo dell'informazione."

Nell'album "The Book Of Secrets", il settimo di Loreena McKennitt che fa seguito a "The Visit" e a "The Mask And Mirror", entrambi vincitori del disco d'oro negli Stati Uniti, l'artista canadese prosegue un processo di "scavo culturale" del retaggio panceltico , il quale funge da pedana creativa e passaporto per l'accesso a epoche passate.

Infondendo nuova vita in testi da tempo dimenticati, Loreena McKennitt si affermò dapprima come cantante folk, eseguendo ballate folk tradizionali come "She Moved Through The Fair" con una freschezza e un'immediatezza tutte nuove. Nell'arco dei suoi ultimi tre lavori, tuttavia, ha ampliato la portata sia della propria musica, sia degli argomenti trattati nei testi.

"The Book Of Secrets" è stato concepito nel corso di una serie di viaggi, tra cui uno sulla leggendaria linea ferroviaria Transiberiana, che hanno permesso alla cantante, manager di se stessa e capo della propria etichetta discografica, di trovare la tranquillità necessaria per riflettere e preparare "The Book Of Secrets". Finalmente ha trovato il tempo per leggere La Divina Commedia di Dante, un'eco della quale compare nell'ultimo brano dell'album, "Dante's Prayer".

Il dinamismo di quell'epico viaggio in solitario si ritrova in qualche misura negli irrequieti personaggi che popolano "The Book Of Secrets", molti dei quali sospinti dal movimento e dal cambiamento: gli zoccoli tonanti di "Night Ride Across The Caucasus"; gli spiriti affini di "Dante's Prayer" che condividono "questo umile cammino"; il drammatico cast dell'adattamento da parte della McKennitt del poema "The Highwayman" di Alfred Noyes.

Anche il monaco isolato dal mondo di Skellig trova pace nel proprio eremitaggio solo dopo essere rimasto "molti anni arroccato in alto sopra il mare". "L'ambientazione offerta dalle isole Skellig è incredibilmente inospitale... disperse come sono nell'oceano Atlantico, al largo della costa occidentale dell'Irlanda. Ancora oggi giungervi a bordo di un'imbarcazione è un'impresa rischiosa", commenta la McKennitt. Per amore di una migliore comprensione del legame esistente tra i monaci irlandesi e la cultura classica europea, l'artista si è recata in visita a Bobbio, dove fu eretto tra i monti il primo monastero irlandese in Italia.

"In parte si è trattato di vedere in prima persona fino a che punto alcuni individui avvertono la necessità di isolarsi, in senso estremo, per sentirsi più vicini a quell'essenza chiamata Dio", afferma la McKennitt commentando la sua visita al luogo.

Una lunga serie di diramazioni danno vita al costrutto associativo delle tracce narrative dei testi della McKennitt. "The Mummers' Dance" mette in relazione il lavoro di un artigiano creatore di pupi conosciuto a Palermo, in Sicilia, con lo "obby oss", un personaggio travestito da cavallo protagonista dei festeggiamenti per il May Day, il primo giorno di maggio, a Padstow, in Cornovaglia, e ancora con un ordine di sufi in Turchia.

Cionondimeno, come avviene per tutte le forme d'arte raffinate, la tecnica della McKennitt è traslucida. In ultima analisi i mesi di ricerca spesi per la preparazione di ciascun brano sono subliminali: l'esperienza della musica è semplicemente sensuale.

La melodia portante di "Marco Polo", il brano strumentale ispirato dal leggendario esploratore veneziano del Tredicesimo secolo, è un canto tradizionale sufico che lo stesso Marco Polo potrebbe aver avuto occasione di ascoltare.

"Come nel caso dei miei tre album precedenti, anche questo documenta un mio personale cammino esplorativo attraverso il veicolo della musica e della storia. La nostra società contemporanea presuppone molti meccanismi che sembrano diluire e privare di significato il nostro senso d'identità. Di conseguenza, credo che sia sempre più forte in ciascuno di noi il desiderio di sapere chi siamo, quali siano le nostre radici e dove esse affondino."

Per certi versi "The Book Of Secrets" è un tentativo di affrontare tali impegnativi interrogativi di natura filosofica che intrigano incessantemente il vivace intelletto della McKennitt. Autodidatta avida di sapere, in conversazione ama mettere in rilievo l'esistenza di collegamenti interculturali. Nonostante rimarchi con forza il proprio status di ricercatrice dilettante, la McKennitt è divenuta con il passare degli anni una voce piuttosto autorevole nel proprio campo d'indagine prescelto, ossia come si sia fusa la cultura celtica con le altre culture e quali siano stati gli scambi culturali intercorsi nel corso dei secoli che hanno creato la complessa trama alla base della nostra cultura contemporanea.

"Tento di capire il perché delle cose, e ciò non è possibile senza un'indagine storica. E naturalmente, tornando indietro nel tempo, scopriamo che la storia si ripete. È proprio vero che esiste una ciclicità della storia."

Benché buona parte di "The Book Of Secrets" rappresenti la tappa mediterranea delle sue esplorazioni, la McKennitt è nata e cresciuta a Morden, nel Manitoba, una cittadina al centro della grandi praterie canadesi i cui abitanti discendono da immigrati irlandesi, scozzesi, tedeschi e islandesi. È naturale pensare che sia stato qui che la McKennitt si sia trovata esposta per la prima volta a influenze interculturali. La più entusiasta tra le partecipanti ai balli tradizionali scozzesi tenuti nella propria cittadina rurale, Loreena McKennitt fu allevata da una madre infermiera e da un padre commerciante di bestiame.

"La nostra era una comunità molto modesta. Gli abitanti erano tutti discendenti di immigrati. L'ordine del giorno era la sopravvivenza e per molti versi l'accesso a scenari culturali ampi era difficoltoso.Sebbene gli antenati della mia famiglia siano stati quasi tutti originari dell'Irlanda, la mia esposizione alla cultura celtica in termini di canzoni o racconti fu piuttosto limitata nel corso della mia infanzia." Dopo essere stata adolescente a Morden, la McKennitt era ansiosa di conoscere il mondo. Il suo primo contatto con il boom del Celtic folk avvenne in un locale folk di Winnipeg.

"Per me il primo passo fu rappresentato dalla musica celtica. Quei suoni esercitavano su di me un'attrazione quasi istintiva e sarebbero divenuti il veicolo per la mia indagine storica secondo dinamiche che non avrei mai immaginato", rammenta.

Nel contesto più marcatamente cosmopolita di Winnipeg, studiò brevemente da veterinario per poi trasferirsi a Stratford, nell'Ontario, dove si sarebbe stabilita. Il suo talento di compositrice ed esecutrice venne ben presto apprezzato sulla vivace scena culturale a contorno del festival shakespeariano di fama internazionale tenuto nella città. Loreena McKennitt vi abita tuttora, in una cascina ristrutturata.

Già innamorata di Yeats e della musica dell'arpista bretone Alain Stivell, di Planxty e della Bothy Band, la McKennitt cominciò ad apprezzare il lirismo della musica popolare irlandese. Durante il suo primo viaggio in Irlanda nel 1982 ritrovò lo stesso lirismo nei paesaggio e nello spirito della popolazione di quella terra.

Rientrata a casa, inserí il suo rinvigorito fervore celtico nell'interpretazione di un proprio adattamento musicale di "The Stolen Child" di Yeats. Ispirata dal libro How To Make and Sell Your Own Recordings, di Diane Sward Rapaport, un volume contenente preziosi consigli per chi desidera fare da sé nel mondo della musica, nel 1985 aprì la propria etichetta discografica, la Quinlan Road, e registrò Elemental, una cassetta con nove brani. Produsse una serie di copie e cominciò a venderle dalla propria automobile al pubblico che la sua attività di artista di strada le permetteva di incontrare ogni giorno, a un livello sicuramente molto immediato.

All'accrescersi della mailing list di Loreena McKennitt, il passaparola nei caffè e nelle libreria cominciò a procurarle un seguito piuttosto nutrito. L'empatia che la legava al suo pubblico aumentava mentre la McKennitt proseguiva nella sua esplorazione del canone tradizionale, sempre alla ricerca di una particolare riverberazione che permettesse a un voce antica di armonizzare con la propria. È particolarmente orgogliosa di aver riscoperto "Bonny Portmore", inserita nell'album "The Visit". Si tratta di un'oscura ballata che esprime il cordoglio per la perdita di antichi boschi di querce irlandesi, un tempo venerate dalle tribù precristiane, ed è di oggi di grande attualità considerata la lotta in atto per salvare le foreste risalenti all'antichità.

A Elemental la McKennitt fece seguire "To Drive The Cold Winter Away" (1987), un album natalizio contenente brani tradizionali della stagione, muovendo poi i primi passi sul terreno delle contaminazioni interculturali con "Parallel Dreams" (1989). Fu in concomitanza con l'uscita di questo album che le venne chiesto di comporre la colonna sonora per la serie di film Women And Spirituality patrocinata dalla National Film Board of Canada.

Un episodio chiave per l'evoluzione della McKennitt fu la visita alla più grande mostra mai allestita di reperti celtici provenienti da tutto il mondo tenutasi a Venezia nel 1991. "Prima di visitare quella mostra pensavo che i Celti venissero solo dall'Irlanda, dalla Scozia, dal Galles e dalla Bretagna", rammenta la McKennitt.

Prendendo visione dell'inimmaginata ricchezza e della varietà nei secoli dell'arte celtica proveniente da terre tanto distanti tra loro quanto l'Ungheria, l'Ucraina, la Spagna e l'Asia minore, la McKennitt ricorda di aver provato esaltazione: "Fu come essere convinti che la propria famiglia sia limitata ai genitori, ai fratelli e alle sorelle, e scoprire improvvisamente un intero filone di storia che rappresenta un'estensione di ciò che si è, della propria identità."

Quell'esperienza trasformò la musica di Loreena McKennitt. Il suono primordiale del tamboura con il quale si apre l'album successivo, "The Visit" (1992), annuncia che la musica della McKennitt si è incamminata in una nuova direzione, con audaci, cinematografiche interpretazioni di Shakespeare e Tennyson, e una versione insolitamente pregna di tensione di "Greensleeves", la ballata scritta da Enrico VIII.

L'evoluzione porta a una splendida fioritura nel 1994 con "The Mask And Mirror". La relativa tappa del viaggio della McKennitt fu in Galizia, la regione celtica della Spagna, per poi proseguire alla riscoperta della Spagna del Quindicesimo secolo, quando la cultura ebraica, islamica e cristiana si fusero in quella che ancora oggi viene ricordata come un'epoca d'oro, un periodo che ebbe una profonda influenza culturale sull'evoluzione della civiltà occidentale.

La particolarità della visione musicale di Loreena McKennitt trova pari nell'indipendenza con la quale da sempre affronta l'aspetto commerciale del mondo della musica. "Credo che fare parte di una famiglia dal passato rurale, composta da contadini e allevatori, mi abbia aiutato a intravedere la possibilità di rendermi autosufficiente. È l'abitudine ad affrontare i problemi e a risolverli usando la fantasia. Se desideriamo davvero qualcosa, dobbiamo rimboccarci le maniche e metterci al lavoro."

Quando la McKennitt ha ritenuto fosse il momento di stringere rapporti con l'industria musicale in grande scala, ha firmato un contratto unico nel suo genere con il Gruppo Warner per la distribuzione del proprio lavoro in tutto il mondo. L'accordo ha dato ottimi frutti, permettendo all'artista di vendere milioni di copie dei suoi album in oltre quaranta paesi. La distribuzione da parte della Warner è cominciata con "The Visit", mentre tutti gli aspetti creativi, artistici e relativi alla promozione sono ancora sotto il controllo della McKennitt stessa.

Dopo aver aperto una filiale della propria etichetta, la Quinlan Road, a Londra, la McKennitt passa buona parte del proprio tempo viaggiando tra l'Inghilterra e il suo quartier generale di Stratford, occupandosi della miriade di impegni connessi alla gestione della carriera di un artista di portata internazionale.

Giunta all'eccitante inizio di un nuovo ciclo di ricerca, registrazione e tournée, Loreena McKennitt riflette sulla propria carriera, che l'ha portata a indagare il passato per meditare sul futuro.

"Mi sento straordinariamente fortunata di poter alimentare il veicolo del mio talento con il carburante della curiosità e della fantasia. Questo procedimento mi ha permesso di esplorare in profondità la nostra umanità e la condizione umana, in modo tangibile e pregna di significato. Ho imparato che ci troviamo davvero al culmine delle nostre storie collettive e che, in ultima analisi, non solo siamo e siamo sempre stati tutti simili, se non addirittura uguali, ma esistono anche più elementi che ci accomunano l'uno all'altro di quanti ci separino. È una forza del destino nella quale non posso che credere."

9/97


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